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Riflessioni sull'Arte

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di Giovanni Benetti Capitolo 2° Il filosofo Massimo Donà, docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, rivolgendosi ai suoi studenti disse: «Non è facile capire cosa tenga insieme un affresco di Signorelli, un’opera di Giotto, una pala di Tiziano, una tavola di Caravaggio, una tela di Pollock e il grande vetro di Duchamp. Opere totalmente diverse, incomparabili tra loro. Sono tutti artisti, ma perché chiamiamo artista il pittore rinascimentale Raffaello Sanzio e allo stesso modo il fotografo ungherese Nickolas Muray? cosa hanno in comune?». Cercare una definizione di arte è limitante e pressoché impossibile, ancor più dare un significato specifico ad un’opera d’arte è alquanto inappropriato. Come possiamo noi attribuire una determinata spiegazione a quello che l’artista ha voluto mostrare, o nel caso della musica, farci sentire? La sensazione che si prova guardando o ascoltando un prodotto artistico non può essere incastonata all’interno di un articolo di giornale o ...

Riflessioni sull'Arte

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di Giovanni Benetti Capitolo 1° Tanti pareri discordanti nel tempo. Si tende sempre a cercare di classificare e differenziare cosa è arte e cosa non lo è. L’arte è un linguaggio universale e in quanto tale diversi sono le fonti e gli studi relativi alla risposta della fatidica domanda: cos’è  arte ? Cosa significa la parola  arte ? Siamo in grado di rispondere e dare una definizione coerente a ciò che per secoli e secoli si è mostrato a noi con vesti e significati diversi? Si pensa che uno dei primi a trattare l’argomento e a rispondere a tutte queste domande fu Lev Tolstoj, filosofo e scrittore russo, che 1897 scrisse il primo trattato per definire cosa fosse l’arte. L’assioma alla base del trattato era la domanda se l’arte è qualcosa che produce il bello. Tolstoj rispose così: «l’arte è la capacità di suscitare quel sentimento di gioia nel rapporto che si instaura tra l’artista e quelli che contemplano l’opera». Tesi certamente efficace e in parte vera anche se contestualizz...

Fantasia fotografia

di Giovanni Benetti Tu la vedi la mia immagine qua, te la mando non ho altro da fare, ho già messo in valigia il tuo nome e disegno il tuo viso con l’aria che annuso. Lascia correre la traccia, non la stoppare, lasciami un feed, voglio partire, voglio trovare l’isola che con Bennato ho sempre sognato. La spiaggia sotto i piedi e una bottiglia di lambrusco In ogni dove, in ogni come, in ogni ma Mettiamoci a sognare non so più come si fa. Devo solo dire che è un limite questo, la nostalgia la dimentico presto. Quella cicatrice passerà, ma questa voglia di te resterà. È pioggia si, non lacrime. Ho paura di cadere, alzarmi e capire. Ma la vita è come l’oro sai, va invidiato e non buttato mai. Ormai è troppo tardi e sognato abbiam sognato In ogni dove, in ogni come, in ogni ma Guardiamoci negli occhi non so più come si fa.

Libera - Lettere di un padre alla figlia

di Giovanni Benetti Nascosi le parole e i gesti tuoi dentro ad una valigia vuota, per far posto ad una nuova vita piena di dubbi e ricordi.  Le lacrime del tuo viso le tramutai in certezza e quelle ultime parole in segni di insicurezza.  Sappi che non ti disturberò, non ti tormenterò, non ti ripenserò e infine la smetterò. Vai, vai dove devi andare Nel rumore del mondo Perché non vuoi sentire Ciò che davvero sta dentro. Stai, stai pure libera come sei Ma non farti male però Che non me lo perdonerò Anche se io non ci sarò Ogni volta e ogni notte chiudendo gli occhi miei ritrovavo al buio i tuoi, così belli e conosciuti ormai pronti a dirmi come speravo che tu fossi figlia mia. Io quel giorno aspetterò che insieme a te ricomincerà. Sappi che non ti richiamerò, non ti abbandonerò, non ti inseguirò e poi la smetterò

L'eterno dualismo: Beatles vs Stones

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di Giovanni Benetti Consapevoli e impotenti di fronte alla situazione attuale che sta colpendo il nostro paese, non ci siamo dimenticati di festeggiare il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell’ultimo album dei  Fab Four  (8 maggio 1970 - Apple Records -  https://www.discogs.com/The-Beatles-Let-It-Be/release/1088126 ). Con  Let it be , tradotto letteralmente con  Lascia fare , i Beatles si congedarono per sempre dalla scena musicale, sciogliendosi definitivamente. Il dodicesimo e ultimo album rappresenta chiaramente sia la fine di un percorso e quindi l’inizio di un cambiamento sociale e musicale e sia l’interruzione dell’apparente conflitto che coinvolgeva un’altra band inglese di cui tutti conosciamo il nome: i Rolling Stones.  Tralasciando solo per un istante il percorso produttivo, possiamo considerare entrambi come i rappresentanti di uno dei più importanti dibattici estetici del XX secolo. Nel corso degli anni si è...

Qualcuno salvi la musica! E se fosse la tecnologia a farlo?

di Giovanni Benetti Musica e tecnologia sembrerebbero mondi distinti le cui vicende scorrono su binari paralleli, ma in realtà le loro storie sono spesso intrecciate, sovrapposte l’una all’altra. I diversi elementi che contribuiscono a definire il carattere della  popular music  e la sua articolazione in generi, dipendono anche dalle innovazioni tecnologiche.  Nel passaggio tra Ottocento e Novecento il vinile rappresenta il mezzo e il fattore predominante che consente alla  popular music  di poter essere conservata e commercializzata, con conseguente significative nel panorama dei generi musicali: «Già nei primi anni del secolo il disco comincia a presentarsi – forse più che come un mezzo di riproduzione – come uno strumento di produzione musicale: seleziona suoni e repertori, fa emergere forme e generi rispetto ad altri, spezza l’apparente continuum delle pratiche musicali. Si affermano le musiche da ballo, non solo per il loro valore di intrattenimen...

La Bella ciao delle piazze e dei balconi

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di Giovanni Benetti Circa una settimana fa abbiamo ricordato e celebrato l’anniversario della Liberazione d’Italia in una modalità esclusiva, insolita, che però non ci ha reso indifferenti.  Dalle piazze ai balconi , questo il titolo che diverse testate giornalistiche hanno riservato all’evento e dove i social si sono resi protagonisti scambiandosi orari di incontri virtuali. In tutto ciò non è venuta a mancare la colonna sonora che ormai da sessant’anni è simbolo di coraggio, rivolta e cambiamento. La  Bella ciao  che tutti conosciamo, e per chi è rimasto indietro ci ha pensato la ormai nota serie televisiva spagnola  La Casa de Papel  ideata da Alex Pina e giunta alla seconda stagione con trentuno episodi, rappresenta semplicemente un canto popolare diventato celebre per essere associato alla resistenza italiana del movimento partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale.  Lasciando a chi è maggiormente competente il significato politico e ...